Gli effetti del caldo

Il primo weekend di Maggio ha travolto il presidente americano Trump, forse vittima del caldo fuori stagione, forse alle prese con una situazione interna sfavorevole ed inaspettata ma d'altronde come avrebbe potuto essere diversa?
in poche parole, per lo più volgari e già note, ha rilanciato il programma Usa a breve termine (ricordiamoci che l'attuale situazione interna e non dell'amministrazione americana avrà ripercussioni sulle prossime elezioni di Midterm) mettendo come suo solito bello stesso discorso la crisi di Hormuz, l'Iran che non accetta i piani proposti e che vede rifiutati i propri dallo stesso Trump, l'UE colpevole di non aver aiutato e supportato gli Usa in questa guerra per lo più israelo-americana e per questo a breve privata dei soldati americani di stanza nel Vecchio Continente. E in virtù di questo mancato aiuto politico e militare ecco l'aumento dei dazi verso l'Unione per tutti i veicoli in arrivo dall'Europa (al 25% e probabilmente dichiarati illegittimo nuovamente dalla Corte Suprema come successo in passato). Finito? No, perché il caldo attorno a Mar-a-lago deve essere insopportabile e ad una certa età ci si deve proteggere: finirà la guerra in Iran, riapriremo lo stretto di Hormuz e di rientro verso Washington parcheggeremo una porta aerei davanti Cuba così conquisteremo pure l'isola; conquisteremo o libereremo? Sono due concetti oggettivamente diversi.
L'Iran bel frattempo non cede, mina lo stretto e non ricorda dove sono piazzate le stesse mine e non rinuncia al nucleare (ufficiale a scopo civile rivendicandone tale uso come altri paesi nel mondo). 
A Teheran è in corso una sorta di passaggio di potere fra la guida ecclesiastica degli Ayatollah e quella militare dei Pasdaran che non sono vinti, non ancora almeno. E questa è per Trump una grande incognita che non lo toglie dal pantano reale in cui si trova.
Se il futuro più immediato parla di una non tregua in Iran tutto fa supporre che non sarà risolta la situazione cubana, così come tutt'ora resiste un clima di grande incertezza nel Venezuela liberato da Maduro.
Tutto questo mentre un Europa si festeggiava il ponte del Primo Maggio, si organizzavano concerti e concertoni liberi per tutti. È l'effetto del climate change sicuramente, il caldo e l'età e un ego smisurato. 
La realtà parla di un pantano in cui il mondo si è ritrovato quando non se lo aspettava. Un pantano che anche storicamente parlano di sconfitta a stelle e strisce.
Tutto questo mentre Israele continua a modellare a suo piacimento la regione mediorientale vicina a se; la Russia e l'Ucraina continuano in una guerra disposizione che sembra non vedere più la fine.
Noi si rimane a guardare, alla finestra, sperando, sudando, imprecando su come sia possibile che siamo arrivati a questa situazione.
Chiusura di pensiero del lunedì: il Segretario di Stato Usa Rubio giovedì e venerdì sarà in Italia. Riuscirà a ricucire gli strappi con Vaticano e governo italiano?

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