Leggo, una mattina di autunno

L'autunno si presenta con un cielo color piombo, il luna park organizzato nella grande piazza della città rimane silenzioso, odori di zucca, cannella, umido.
Una domenica che finisce presto e lascia lo spazio per informarsi, leggere soprattutto.
Anche se dopo poche righe di lettura del quotidiano preferiti mi sento come una delle attrazioni del luna park, spento. Spento, nemmeno arrabbiato; mi chiedo piuttosto preoccupato se qualcosa finirà, se qualcosa cambierà, ancora se il cambiamento avverrà e sarà positivo o avrà ricadute sulla società devastanti.
C'è fra le righe, nei servizi audio, un senso di deriva, disamore e prevaricazione al tempo stesso. Soprattutto nel nostro orto politico, quello che di casa. Quello che poi ti fa discutere per innumerevoli ore al bar; un orto politico sempre sul filo dell'esplosione. Esplosione politica e personale perché un aspetto ricade sull'altro e viceversa. Siamo stati capaci di applaudire alla fine della Prima Repubblica, delle dirette TV coi politici dell'epoca in difficoltà nelle aule dei tribunali, inneggiando il nuovo che avanza, idolatrando quasi la nuova politica, il modo di farla. E dopo più di trenta anni forse quella parte di Prima Repubblica la rimpiangiamo. Forse non siamo stati in grado di godere dei vantaggi di un periodo di transizione e oggi ci esplode fra le mani il caos attuale. 
Leggo di un ponte "pronto da costruire" bocciato dall'autorità competente che fra le varie argomentazioni poste per spiegare il blocco ai lavori evidenzia che è stato presentato un progetto vecchio, obsoleto e in quanto tale economicamente disastroso per il paese.
Leggo che si dovrà ricorrere al referendum per definire una volta per tutte l'annosa questione della separazione delle carriere dei giudici (argomento che non è gradito a tutte le componenti politiche presenti in parlamento, minuscolo più che mai e che proprio nei fatti giuridico-pilitici della Prima Repubblica forse trova origine) non avendo il governo ottenuto la maggioranza; tempo quindi di raccolta firme e campagna elettorale.
Leggo anche che non si potrà insegnare in quanto non considerata materia scolastica né sessualità né l'affettività quasi che le nuove generazioni all'interno del mondo scolastico dovessero essere preservati da chissà quali teorie errate. L'errore l'Italia, lo stato Italia, lo commette da sempre quando si cerca di inserire nel mondo scolastico qualsiasi argomento tratti un argomento considerato quasi sconcio, sicuramente sbagliato: io studiavo alle superiori quando l'allora ministro per l'istruzione (Iervolino) vietò una pubblicazione dedicata alla scuola in cui un noto disegnatore e il suo personaggio più famoso (Silver e Lupo Alberto) spiegavano come tutelarsi ed evitare HIV ed Aids. Fu vietato e tacciato di volgarità, considerato fuori contesto. E se non a scuola quale può essere il contesto più indicato per spiegare ai giovani, agli studenti il proprio corpo e i rischi di determinati atteggiamenti? Ho finito il mio percorso di studio all'inizio degli anni '90 quando sessualità ed affettività venivano spiegati per sommi capi e con evidenti valutazioni di parte dagli insegnanti di religione. Quasi mai laici...
Il cielo apre uno squarcio piccolo, delicato quasi, dal quale entra uno spiraglio di luce.
Continuo a leggere mentre osservo l'ora. Tutti gli orologi attorno a me segnano la stessa ora, quasi ora di uscire.
Leggo di Garante della privacy, di multe che la TV di stato infligge ad una sua trasmissione. Trasmissione che per inciso fa solo il suo dovere di giornalismo d'inchiesta senza infrangere nessuna legge. Il Garante però sembra oggi garantire solo una parte di privacy, quella più vicina a sé. L'idea in questa mattina autunnale è che la querelle non finirà subito.
Leggo, tante altre cose ma ad un certo punto guardo fuori, guardo tutti gli orologi. Tutti mi dicono la stessa cosa cioè che è ora di andare. E magari non pensare troppo a quanto letto.

Commenti