E' stato questo forse l'inizio di una passione che non speravo arrivasse così avanti negli anni; una passione iniziata quasi per gioco fra i banchi di scuola, nei lunghi momenti di attesa a casa, ad aspettare un treno, l'orario di inizio lezioni. Momenti che sono lunghi, a volte sembrano infiniti, altre no, sono momenti che scorrono veloci.
In tutti questi momenti c'è sempre stato però il tempo per scrivere; una frase, un pensiero,una parola sola. C'è stata sempre soprattutto un penna e poi un foglio che smartphone e device erano lontani dall'arrivare. Qualcosa su cui scrivere e fermare un ricordo, qualcosa visto e da voler fissare.
C'è stato un momento in cui riempivo quaderni e quaderni, mille fogli scarabocchiati a volte nervosamente, ritagli di blocchetti per le ordinazioni, fogli formato A4 strappati da infiniti bloc notes. Ogni foglio racchiude un pensiero e anche passo passo le esperienze della mia vita.
Un lavoro che cambia, la vita che prosegue coi suoi impegni, i sentimenti che rimbalzano sulle sponde della vita stessa, un libro letto in una notte che fa scaturire un'orda di altri pensieri. Tutti assieme, per anni, come un infinito album delle figurine.
Figurine che hanno la forme delle mie parole da sempre e che per sempre pensavo sarebbero rimaste nei vari scaffali delle infinite case in cui ho abitato. E ho abitato in davvero tante case. Quaderni, quindi. E scaffali da riempire.
Inviai qualche foglio scarabocchiato ad una mia insegnante di ragioneria dopo infinite insistenze di una mia compagna di classe, appassionata fan delle mie opere come scoperto poi più avanti negli anni. Lo inviai sforzandomi, cercando di convincermi che se volevo scrivere davvero un libro in un futuro imprecisato qualcuno doveva pur leggere i miei pensieri, darmi un consiglio, un parere. Ecco.
Tutti quei pensieri vennero letti, un foglio, poi due, poi quelli di un anno, di due e via così. Fino alla maturità. E con la maturità il primo obiettivo raggiunto. Il giorno dei saluti, che arriva sempre anche se non sempre sei pronto mi portò in regalo anche un libro di Pessoa, con un invito sotto forma di dedica a non smettere di scrivere.
E' il regalo, che porto ancora, con me della mia insegnante di ragioneria (ad oggi siamo ancora amici) e che senza dubbio anni dopo mi e' servito a darmi coraggio. Coraggio per dare ordine innanzitutto a tanti pensieri e coraggio per dare loro un filo logico, creare un po' racconto, un po' album fotografico a parole.
Per anni ho scritto, ho lavorato, mi sono innamorato, sono diventato padre, tenendo penna e fogli a portata di mano. Scrivendo quindi, fissando ricordi e pensieri, come sempre. Poi, con i figli, con il terzo, e' arrivato internet per tutti, la possibilità di fare da soli, in autonomia qualsiasi cosa soddisfi o sia utile a farlo, le proprie passioni, i propri desideri.
E così mi sono fermato per lunghe ore e lunghi giorni, davanti ad un PC che non ho mai amato molto con i miei quaderni, coi fogli sparsi sul piano della scrivania, con dei disegni misti a foto da poter lavorare per dare vita ad una eventuale copertina, alla filigrana di una pagina. E comincio a digitare lettere, spazi, linee.
Alla fine ne esce qualcosa di buono, di bello quasi. Sicuramente esce qualcosa che sono io, che mi rappresenta, che ho fatto da solo ad immagine e somiglianza dei miei pensieri. E poi, dopo tutto il lavoro di riordino dei pensieri, inevitabili ricordi legati ad ogni parola, sorrisi, lacrime, disegni e foto lavorate sullo scanner ecco che ho fra le mani e su device il mio primo libro, book od ebook che sia. Ce l'ho e sorrido guardandone la copertina. E' pronto. Lo mando via mail alla mia amica insegnante e con un'altra mail alla mia cara compagna di classe. E poi? Lo lascio viaggiare nel mondo, virtuale o no che sia, è l'ora. Ancora oggi lo guardo con affetto.
Viaggiando...dentro
ebook:

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