Se non c'è guerra, se non c'è scontro, tutto questo cosa significa?
Dichiarazioni davanti taccuini e microfoni e lunghe attese davanti a piani di tregua che non si può chiamare pace, camminate politico-turistiche in una Mosca avvolta dalla nebbia.
E prima cosa accade?
L'Europa che non c'è, si muove in autonomia dagli Usa e lo stesso succede per gli Usa, che intavolano discussioni, parole, accordi infruttuosi dopo sala d'attesa vista Piazza Rossa mentre l'altra parte coinvolta suo malgrado nel conflitto, l'Ucraina, è alle prese con un viaggio diplomatico fra Parigi e Dublino, annunciando che siamo (il mondo tutto a questo punto) vicini alla pace non si sa ancora in quale forma, in quale momento.
Di lavoro da fare sembra essere ancora molto, il compromesso per territori e influenza Nato sugli stati cuscinetto (come lo sono buona parte degli stati ex Unione Sovietica) sono solo dei punti fra i tanti che ancora ad oggi non sono del tutto chiari.
La realtà ovviamente ha una narrazione diversa dalle dichiarazioni del Cremlino, di Trump, dell'Europa, di Kiev.
La realtà parla di una guerra per nulla cauta (come dichiarato da Putin), anzi. Ogni giorno ci racconta di un attacco nuovo, di nuovi morti e nuovi palazzi che esplodono, svaniscono in una nube di fumo nero e grigio. Sia che la si guardi da Kiev o da Mosca.
Si muore, si spara, si combatte, da tre anni quasi quattro ormai.
La pace sembra appesa alle tante questioni aperte che i due fronti inutilmente discutono attorno a tavoli di pregio.
Si spara, si muore, anche se si passaggio nella ne via, se dall'altra parte dell'oceano si preferisce dire che va bene e si scivola in uno sbuffo di stanchezza tracciando come un gran caos quello che sta accadendo ai confini orientali dell'Europa.
Forse non è chiaro a Washington che l'Ucraina non può essere gestita come la tregua in vigore a Gaza fra Israele ed Hamas; a Gaza si bombarda e si muore ancora.
Tocca anche all'Europa fare sentire voce e ruolo in quello che sarà il futuro geo politico del continente. Tocca spostare la polvere dalle scrivanie e ritrovare un'unità di intenti forse inedita.
Unità che appare sempre più lontana, Volenterosi o meno.
In Europa, in Italia nello specifico, a guerra in corso ci perdiamo in polemiche sui finanziamenti ad una guerra che molti connazionali vedono e sentono lontana, sugli asset russi congelati e sulle proprietà congelate (quindi non disponibili, non alienabili) dalle sanzioni europee ancora a loro disposizione solo con nomi e sigle diverse.
Non è roseo il futuro più immediato, non lo può essere, non con queste basi politiche ed economiche.
Commenti
Posta un commento