Gruppi di Babbi Natale in sella a scooter, le storiche Vespe, motociclette, a piedi sparsi in modo ordinato per le vie del centro a suonare fisarmoniche, organi, flauti tipo terza media. Babbi Natale ma anche zampognari che non si negano mai, cori che sbucano quasi improvvisi, nel silenzio dell'imbrunire fra le volte dei porticati o sui plateatici delle piazze. E poi, con un clic, si accendono contestualmente tutte le luci sparse per la città, quelle opere di arte visiva che ormai addobbano e accompagnano il Natale in tutte le città italiane. Colorano, a volte in modo pesante bisogna dirlo, case, castelli, municipi, come se oggi non se ne potesse fare a meno: un fascio di luce ad illuminare porte, marmi, stucchi, giochi di contrasti e chiaroscuri. E' il Natale 2.0 si dirà; vero si risponderà ma tutta questa bulimia di luci, colori che non legano con il territorio e l'architettura un po' stonano. Un po' come il Babbo Natale pashtun (etnia scelta in questo contesto a caso). E' l'atmosfera del Natale 2025 che riempie inevitabilmente le pagine di tutti i social disponibili quasi a certificare che anche quest'anno "io c'ero", dove e perché non è dato sapere.
Natale che ha vissuto più l'attesa per il destino della Manovra di Bilancio che ha coinvolto pensioni, imprese, quasi i laureati con laurea triennale e poco davvero poco l'edilizia, e l'attesa in alcuni casi davvero troppo lunga per la Tredicesima mensilità. Un'attesa snervante fatta di lunghe passeggiate ad osservare con attenzione vetrine, scaffali, angoli delle offerte, volantini e pagine e siti social. Tutto quanto poteva essere utile a farsi quantomeno un'idea di cosa mettere sotto l'albero.
E l'avvento di questo Natale ha portato per le vie del centro, nei negozi una ressa infinita nell'ultimo weekend prima del 25 dicembre. Ressa nei negozi grandi così come in quelli piccoli. Ressa disordinata, un po' volgare un po' impaurita. Per l' esaurirsi di un prodotto, per cinque minuti in più di coda alle casse quasi che attendere in un negozio X comporti automaticamente la disfatta in un negozio Y. Forse può davvero essere così ma a vedere da fuori tutta questa massa disordinata di adolescenti misti a signore con pelliccia, capelli freschi di parrucchiera e botox fa sorridere e anche "tirare qualche madonna di troppo".
Natale 2025 che Tredicesima in tasca sta arrivando, sta muovendo i consumi all'ultima curva della stagione dell'Avvento, che in realtà segue quella dell'immancabile ormai Black Friday e che anticipa quella dei saldi invernali: già scritto così appare chiaro che dell'abbinata stipendio-retribuzione aggiuntiva non rimangono che un pugno di centesimi.
Natale con Babbo Natale che s'impenna, che sorride in sella alla Vespa, che gonfia un palloncino, che saluta e chiede qualche moneta, un fascio di luce che impatta uno stucco veneziano, una signora che prega la commessa di "tenere da parte un articolo che altrimenti per il suo piccolo è una tragedia", bambini che hanno caldo e piangono, bambini che sono stufi e piangono, commessi che non ce la fanno più e piangono, Ministro dell'Economia che "taglia e cuce" la Manovra e piange, opposizioni che piangono perché piange anche la maggioranza. Buon Natale insomma.
Buon Natale si, all'ultimo chilometro ormai, un altro di quei natali che non ti piacciono ma che devi superare tuo malgrado perché figli, casa, luce e gas hanno un costo e tu non sei ricco, anzi.
Piangi anche tu perché nonostante tutto con gli aumenti contrattuali ricevuti in quest'anno che sta per finire ti ritrovi più povero del Babbo Natale che parla pashtun.
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