Natale dopo il 25

Natale inteso come 25 dicembre è alle spalle dopo la lunga attesa dell'Avvento. Lascia dietro di sé un po' come ogni anno grandi abbuffate, spesso inusuali, digestione difficili, quintali di carta regalo da smaltire, altrettanti quintali di regali "non soddisfacenti" destinati loro malgrado alle vendite on line.
Se ne vanno anche le voci, i messaggi, le strette di mano di persone, parenti ed amici che incontriamo magari nostro malgrado solo attorno al desco natalizio e poi ritornano in quella zona di oblio in cui vivono tutto il resto dell'anno.
Ecco, Natale spesso è anche questo: una lista, un listone di cose negative che anno dopo anni si ripetono, le ripetiamo come automi
Le ripetiamo quasi rassegnati: ci prepariamo al cenone, al pranzo, mettendoci in coda a volte disordinatamente, per la carne, per il regalo, per il vino buono, per un buon libro che nessuno forse leggerà mai.
Coda: un momento piccolo nel totale della nostra vita che mal sopportiamo, incapaci di autogestirci, di rispettarci a vicenda.
Poi il 25 arriva, si devono fare telefonate controvoglia, salutare persone e personaggi con cui sai di non avere nulla in comune e che altrettanto bene dai che non rivedrai o risentirai fino al prossimo Natale che già Capodanno e Pasqua hanno dinamiche diverse.
Apri col buio della notte di vigilia o il mattino di Natale stesso regali che non ti aspetti, che non vuoi proprio, che sai già essere sbagliati perché un po' che te li fa li conosci e sono "tant'anni" che ti sbaglia i regali.
La consolazione potrebbe essere a tavola: brodo, lasagne prima ancora l'antipasto, il vino buono, la bollicina che tutti si diventa gourmet e sommelier spesso miscelando assieme le due cose con dosaggi improvvisati.
Dopo però arrivano dolci, frutta secca, frutta esotica che in altri giorni osservi dal fruttivendolo e bestemmie perché "serve un mutuo per comperarla". Lievitati dolci e prima ancora salati contebenti ingredienti e ripieni che ti fanno pensare ad un lievitato "svuota dispensa" più che ad una ricetta di alta cuisine. Quasi accostamenti da turista tedesco in vacanza in Riviera.
Caffè ed ammazza caffè e a volte ammazza commensale.
Piccola riunione tattica su chi porta giù o fuori il quintale di carta regalo ormai straccia. L'occhio quasi dormiente che osserva il display dello smartphone: messaggi fotocopia già ricondivisibe già inoltrati un numero inusitato di volte.
Riflettiamo su chi sta dividendo il tavolo con noi, su quanto manca ai saluti che magari il 26, Santo Stefano, un giro al mare o ai monti regala un giusto momento di solitudine e lontananza.
Manca troppo perché il 25 è un giorno di sacrificio, di martirio. 
Ripensi ai giorni dell'Avvento, alle corse che hai visto fare, alle domande ovvie che chi si ricorda di te solo il 25 ti fa, spesso in una chat, "cosa vuoi per Natale?" e in quel momento lì siamo bravissimi e non trascendere nel volgare, nell'insulto: "Basta un pensiero..." e mentre scarti un libro con annesso DVD sulle foche monache che pernottano nelle Marche hai nuovamente consapevolezza che per te hanno solo cattivi pensieri.
Appoggi i gomiti sul tavolo, coperto dalla tovaglia buona, la fronte sui palmi delle mani e pensi che dovrai pulire la rubrica telefonica da tutti questi contatti, che ci parenti si, sanno essere davvero serpenti, che si è corso per vivere intensamente e falsamente 24 ore di festività, che forse al lavoro stai meglio, che vorresti finire la bollicina scadente dal perlage sbilenco che annacqua il tuo bicchiere, chiedere quasi il conto ed uscire senza salutare nessuno dei tanti commensali inutili di questa giornata evitando la tortura della tombola, delle cinquine, dei numeri ripetuti.
Pensi al Maalox, al Gaviscon, a qualcosa di effervescente che ti faccia digerire in un giorno solo Natale, pranzo e parenti.
Natale è il 25, dal giorno dopo sveglia di buon mattino, osserviamo il cielo, ascoltiamo il caffè salire nella mokaal come ogni altro giorno dell'anno e osserviamo senza essere presenti il codazzo di parenti e amici ritornare in quella zona d'ombra dove vivono tutto il resto dell'anno.
Ci scappa un sorriso con il sorso di caffè.
Finalmente.


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