Buoni propositi

Gennaio 2026, nuovo anno. Mille speranze.
Riposte tutte in un cassetto apparentemente difficile da aprire.
Passato il veglione, l'attesa per lo stesso, i brindisi e i buoni proposito il tempo ha ripreso a scorrere con i suoi ritmi abituali, con le piccole e grandi routines che compi fino il quotidiano di ognuno.
E proprio le routines di questo inizio anno 2026 sembrano uguali a quelle con le quali si era chiuso il 2025 e prima ancora il 2024. Per la precisione qualcosa ricorda il 2020, l'inizio d'anno fra disastri ambientali e crisi internazionali (l'Australia in fiamme e l'Iran sotto attacco dell'America anche allora trumpiana...) e per scaramanzia mi fermerei qui.
Il 2026 ha portato nell'alba di Capodanno le fiamme che hanno ingoiato le vite dei giovani europei accorsi a Crans-Montana in Svizzera per festeggiare il nuovo anno. Un evento tragico dove di pari passo al lutto enorme delle famiglie e le difficoltà presenti e future dei feriti e dei superstiti cammina l'incuria, l'inadeguatezza, il menefreghismo della proprietà del locale (non scrivo il nome già noto purtroppo a tutti) e l'assoluta incompetenza (clientelismo, favoritismo forse?) delle autorità locali. Un anno iniziato nel peggiore dei modi possibili.
2026, inizio d'anno.
Terremoto in Messico, 6.5 forse una triste routine per il paese centroamericano ma scavando nei miei ricordi trovo un'altra triste ricorrenza; terremoto in Messico nel settembre 1985, una catastrofe sia in termini di vittime che di danni. Nel 1986 il paese ospiterà i mondiali di calcio.
2 gennaio 2026, nuovo sciame sismico, il progresso in fatto di sicurezza ha fatto molti passi in avanti, i danni sono minimi, le vittime 2. Il Messico a giugno 2036 ospiterà con Canada ed Usa i mondiali di calcio.
Corsi e ricorsi che mi portano a fare debiti scongiuri.
Venezuela, tarda serata del 2 gennaio 2026. Esplode la notte venezuelana, atto finale di una querelle internazionale con gli Usa iniziata con gli assalti americani a pescherecci e navi sospettate di essere veicoli in uso ai narcotrafficanti. Esplode la notte venezuelana, blitz militare a stelle e strisce e finisce il regno del presidente-dittatore Maduro. Sorride Trump dal bunker nel resort di Mar-a-lago, sede oramai istituzionale.
Raid contro la dittatura e i narcotrafficanti con vista sui giacimenti petroliferi.
Esplode la notte venezuelana e lascia sul campo 80 morti.
Teheran, primi giorni dell'anno nuovo. 
La vita in un regime dittatoriale, teocratico nel caso di specie, non è mai facile, mai.
Già negli anni scorsi più volte i giovani iraniani erano scesi in piazza contro gli Ayatollah pagando spesso con carcere e morte la voglia di libertà. La fine del 2025 e l'inizio del 2026 hanno riportato in piazza giovani e non solo, ragazze e donne libere dal velo, contro gli aumenti del costo della vita e le violenze della Polizia Morale e degli Ayatollah. Scontri ed arresti e la voce minacciosa da Washington di non toccare i manifestanti pena un nuovo attacco Usa all'Iran. Oggi che siamo al giorno 11 di gennaio Teheran ribolle di proteste, i teocrati governano con il pugno duro e tutto lascia pensare che all'orizzonte non ci sia nulla di buono.
Così come nel pantano ucraino. Pantano che si allunga dagli Oblast al confine con la Russia alla capitale ucraina Kiev. Kiev colpita dai missili russi, i territori ad est ed il loro destino sempre sul tavolo delle trattative. Trattative che sono lunghe dal concludersi eppure tutto il dopo, perché ci sarà un dopo la guerra, sembra essere stato pianificato ora dalla coalizione dei Volenterosi europei (soprattutto Francia, Germania e Gran Bretagna) ora dagli immancabili Usa del presidente e tycoon Trump. Tutto lascia prospettare un 2026 caldo, se non di più, come l'anno che lo ha preceduto.

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