Nostalgia canaglia

Svegliarsi una mattina a metà gennaio, il cielo è velato, un grigio che non è freddo anzi, riscalda. Le montagne appese fuori dalla finestra sono nascoste, coperte dallo stesso velo grigio.
Improvvisamente ricordi, ricordi perché ti piace il clima di gennaio, quello grigio possibilmente freddo.
C'è un velo di nebbia che fatica ad evaporare, che fatica a lasciare libero il cielo ma pensi che oggi vada bene così perché fa molto casa, l'altra, quella dove sei nato.
Vestirsi quasi con fanciullesca verve ed uscire a fare colazione all'aperto, seduto al solito tavolino e osservare. 
Osservare il plateatico vuoto, umido dalla notte appena trascorsa, le finestre dei palazzi che ti circondano ancora con un occhio chiuso ed uno aperto. 
La piazza ha un ritmo più lento del solito, post Natale, post festività, post tutto. Sono pigri gli scuretti che si aprono ancora aperti a metà, le altane vuote, silenziose, un po' scure.
Un clima che è familiare, finalmente, come giusto che sia un qualsiasi gennaio. Un velo appeso alla finestra, una tenda che per un giorno, forse tutto il giorno, coprevi problemi, i pensieri. Un velo che è nostalgia per quell'aria di casa che il tempo forse ha modificato, che contrariamente ad oggi avrebbe smontato subito la schiuma sul cappuccino.
Nostalgia di una nebbia pesante.
Le montagne sono sempre al loro posto, il castello sorveglia dall'alto la piazza come tutti i giorni anche con questo velo appeso, lo so da me.
È un gattino che ha il profumo della nostalgia.

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