E così succede che se fai una donazione, invero piuttosto corposa, puoi accomodarti al tavolo coperto di morbide stoffe azzurre con altri che come te hanno fatto la corposa donazione e vedere come si può fare per portare la pace, la pace?, a Gaza e la sua Striscia di strade e spiagge che all'improvviso hanno un valore economicamente rilevante per i grandi del mondo. Ma i grandi nel mondo non sono tutti grandi allo stesso modo così come appare chiaro in un giovedì di febbraio dell'anno domini 2026 che i deboli non sono tutti visibili, anzi spesso pagano loro malgrado una totale invisibilità. Meglio sarebbe dire che pagano una indifferenza globale.
Accade con Gaza, i suoi abitanti, le persone che la vivono ancora giorno dopo giorno, difficoltà su difficoltà. I gazawi non solo non sono parte in causa in nessun tavolo avente come oggetto la pace, minuscola perché questo sembra, ma nemmeno il futuro se ancora ce ne potrà essere uno.
A Washington il tycoon presidente o presidente tycoon a preferenza, stanco dello scarso peso dell'ONU ha pensato di creare da solo qualcosa di simile, ad invito, a donazione, previo bonifico di un miliardo di dollari. Ha creato un Board che lavorerà per futuro e pace dove il focus principale per tutti i partecipare essere il business legato al futuro della Striscia, quella parte di mondo oggi devastato da bombe, bombardamenti, macerie.
Ecco, la pace e il futuro; un futuro fatto di case, palazzi, hotel, forse casinò, spa, stadio per il football addirittura (e questo spiega l'imbarazzante presenza di Infantino, "capo del football" come definito da Trump al Board). A spanne una specie di Las Vegas mediorientale che ricorda il periodo florido di un Libano che non c'è più, figlio di un mondo diverso.
A Washington quindi si sono incontrati capi di stato o rappresentanti di essi di paesi diversi fra loro per impronta politica, potere, ricchezza ma anche povertà, autoritarismo.
Ecco, forse questo è il punto focale per spiegare perché noi italiani, Costituzione alla mano, non vi possiamo partecipare se non come osservatori. Osservatori che ascoltano le meravigliose idee di pace e ricostruzione. Idee che verranno descritte e gestire da paesi come Argentina, Ungheria, Israele...ecco, Israele che alla forma attuale di Gaza ha contribuito e contribuisce giorno dopo giorno. Tralasciamo il tipo di governo autoritario dei paesi sopracitati, tralasciamo la capacità di imporsi del nostro paese e tralasciamo tutto il resto, il fatto politicamente pesante che paesi cosiddetti grandi come Francia, Germania e Gran Bretagna (in ordine alfabetico) siano assenti, non invitati. Il fatto che altre potenze economiche e politiche come Cina e Russia non diano stati invitati così come i paesi dell'Africa. Il neonato Board sembra un club elitario dove un posto al tavolo si trova pagando, pagando il biglietto come al cinema o a teatro. L'idea che se ne ricava è di qualcosa di chiuso, un club esclusivo dove l'obiettivo unico è lo scopo di lucro, nulla più. Le risate, i pollici alzati al cielo, i cappellini da baseball colorati poco hanno a che fare con guerra, pace, vita, morte.
Il presidente Trump con il proprio Board, con il vecchio video tristemente ironico e molto volgare, irrispettoso del dolore di Gaza generato con l'AI, somiglia vagamente ad uno dei dittatori cui Alberto Sordi in un vecchio film del 1974, "Finché c'è guerra c'è speranza", in cui un anonimo rappresentante di armi italiano vende armi e armamenti laddove c'è richiesta per garantire alla propria famiglia l'alto tenore di vita.
È un volersi staccare dall'ONU, dall'immobilismo che secondo Trump l'istituzione rappresenta ma appare un distacco forzato, un ristretto gruppo di politici e affaristi che hanno individuato in una delle ultime tragedie del mondo un affare da non lasciarsi scappare. E fra quei banchi coperti da stoffe azzurre mentre si dovrebbe parlare di pace si canti Elvis a favore di camera e pazienza se a Gaza ancora si muore. Trump applaude. Anche Netanyahu applaude.
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