Ho aspettato un po' prima di giudicare, forse prima di capire come sarebbe proseguito l'anno. Il 2026 che sembra correre più degli anni che lo hanno preceduto.
È da quel che ho visto sembra che corra verso un buco nero, attratto da un vortice senza apparente via d'uscita perché mi ritrovo a fare i conti con un mondo che si sposta veloce sul filo della guerra, della grande crisi diplomatica. Limite che in alcuni casi sembra già ampiamente superato.
I limiti di questo vortice senza fondo sono quelli già da anni noti che spaziano dall'Europa al Medio Oriente, dall'Asia al Sud America, all'America stessa e pure fra i ghiacci artici.
Detto così sembra lo schema per iniziare una partita a Risiko fra amici, un sabato sera. Invece no, di quel tabellone ne facciamo parte pure noi, non più al sicuro entro i nostri patri confini che pure fino a qualche anno fa ci sembravano solidi, protettivi.
Invece no, è iniziata una deriva degli equilibri che ci ha riportati ai tempi della Guerra Fredda (il mondo nel secondo dopoguerra fu diviso in due aree di influenza politico-economica-sociale facenti riferimento alle potenze vincitrici del conflitto: Usa ed Urss quindi), i tempi più bui però, quelli che forse avevano scordato.
Oggi però c'è un mondo diverso in cui vivere, pensare e non è un mondo che questo 2026 fa crescere nel migliore dei modi.
Le zone in guerra del mondo sono tante, troppe quando troppo è anche una sola, e tutte curiosamente "ma anche no" molto appetibili dal punto di vista imprenditoriale, economico, speculativo insomma. Ecco cosa ha evidenziato a caratteri cubitali questo 2026 così malconcio. Tutto, ma proprio tutto ruora attorno all'economia, al denaro in parole semplici, dirette.
Ci sono nomi che ci portano tristemente dentro l'anno nuovo rimanendo ancorati all'anno prima e a quello prima ancora; partono da Kiev e le zone di guerra occupate dai russi in Ucraina (gli Oblast che abbiamo imparato a conoscere) e arrivano sull'altra sponda del Mediterraneo, a Gaza precisamente dove la guerra sulla carta è finita ma si continua a morire fra tende e macerie.
Si prosegue nel cuore dell'Africa dove fra tante rivolte e guerre c'è solo l'imbarazzo della scelta.
È un 2026 che non cancella il 2025, non cancella una malsana fame di potere tanto americana quanto russa e forse in questo Putin è meno appariscente del suo omomogo a stelle e strisce Trump nell'esternare le proprie mire espansionistiche ed economiche.
Sui vari tavoli aperti, curiosamente si svolgono tutti in quei paesi arabi ritenuti neutrali da tutto e tutti, rimangono le ombre lunghe e scure di Iran e Cina, mondi lontani in affari entrambi con l'Europa e l'America.
Ombre scure che spesso cercano di nascondere l'opposizione e il malcontento con repressione e morte, come questo inizio 2026 ha dimostrato purtroppo in maniera drammatica.
È un anno che sembra un buco nero senza fine, un mondo che sembra sempre più sul punto di esplodere anche fra i ghiacci della Groenlandia che tanto serve a Trump.
È un buco nero che ci eravamo dimenticati come potesse essere, che porta mille incertezze anche solo guardando al futuro prossimo. Ed è lo stesso buco nero che ha inghiottito il 2025.
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