Un accenno veloce, uno solo alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina in svolgimento in questi giorni. Non sulle tante medaglie azzurre fin qui conquistate e che hanno mandato in visibilio i tanti fans accorsi nelle località sede delle gare. Nemmeno sulla storia olimpica, sul perché esistono, sulle cerimonie, le fiaccole, il braciere. Dentro un'olimpiade ci sono storie e persone oltre i personaggi, persone che giorno dopo giorno costruiscono e condividono il sogno olimpico.
Sogno olimpico che è manifestazione agonistica, competizione internazionale fatta di regole e regolamenti a volte troppo rigide, poco malleabili, quasi nulla.
È il Comitato Olimpico Internazionale, il CIO che guida il movimento sportivo e ne legifera manifestazioni, comportamenti, vita sportiva.
L'Olimpiade storicamente per la portata dell'evento porta con sé momenti storici di tregua, la cosiddetta tregua olimpica dell'antica Grecia, richiesta più dallo stesso CIO alla comunità internazionale dal 1992; non sempre è stata rispettata.
Tregua olimpica che in discorsi diversi e in momenti diversi è stata richiesta da Papa Leone XIV e dal presidente Mattarella.
Milano Cortina non porta in sé tregue ma purtroppo non porta con sé neanche lo spazio per il ricordo, il ricordo di chi si allenava con un atleta e oggi non c'è più, di chi il sogno olimpico non l'ha proprio potuto avvicinare.
E oggi il CIO ha squalificato lo slittinista ucraino Heraskevych, colpevole di non voler rinunciare al casco decorato coi volti degli atleti ucraini morti sotto le bombe russe. Una rigidità di troppo, un voler applicare alla lettera un regolamento che nel mondo reale non esiste più da molto in alcune aree del mondo ormai immerse in guerre sfinenti.
Squalificare l'atleta ucraino forse si poteva evitare, si poteva permettere il ricordo degli atleti ucraini scomparsi così come sarebbe giusto da parte dello stesso Comitato ricordare i circa 400 atleti palestinesi scomparsi nei Territori.
Ecco l'accenno a Milano Cortina, ecco il motivo.
Un atleta squalificato, un ricordo impossibile da realizzare, un silenzio forse troppo politico.
Il suo nome fra tanti atleti è Vladyslav Heraskevych, skeleton, ucraino.
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