Una telefonata ti allunga la vita

È domenica sera all'ora di cena.
Guardo il telegiornale come vecchia abitudine familiare. Lo guardo su una app perché la cucina è piccola per un televisore "normale". 
Apparecchio la tavola mentre la cena cuoce, lei si muove aggraziata per la stanza, la osservo, ascolto quasi distratto quel che il tablet racconta. 
È domenica sera, il lavoro è finito da qualche ora, penso solo un po' all'indomani che in fondo un lunedì è sempre un lunedì, per tutti.
Ci sediamo, iniziano quasi contemporaneamente la cena ed il telegiornale. Si parla, dentro lo schermo piccolo e noi due. Commenti, pareri, critiche più o meno velate a quello che ci viene narrato; un sorso d'acqua, un boccone ancora, stacco, pubblicità.
Ed è in quel momento lì che mi viene in mente che domani è lunedì, che la professoressa di chimica interrogherà, che non ricordo che argomento ho studiato, che dopo cena mi toccherà rivedere gli appunti.
Ma, un momento; oggi non è il 1994, non ho vent'anni anni, i miei figli hanno vent'anni, studiano. Non ho chimica domani ho una campagna nuova da allestire in negozio, lei andrà in ufficio come tutti i giorni. 
Soprattutto non ci sono a tavola né mamma né papà, non c'è il telefono fisso a casa. Non c'è più la Sip sostituita da Telecom che poi in fondo è la stessa cosa.
Riprende il tiggí, riprendo la cena, ci guardiamo e sorridiamo. 
La pubblicità con Massimo Lopez e il plotone di esecuzione è finita ma lo slogan "una telefonata ti allunga la vita" ancora oggi funziona e mi fa sorridere.
Errore o strategia di marketing? Samo entrati in un buco spazio temporale oppure si è scoperto quabto era bello il vintage?
Massimo Lopez, il plotone d'esecuzione esasperato dall'attesa, l'ora di cena, la lezione di chimica, il pensiero del lavoro. 1994-2026, 32 anni.
Eppure non sembra, anzi.
Un sorriso che diventa una risata.
Sia quel che sia, rivedere quel vecchio spot ha dato un sapore diverso alla domenica.


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