Day off

Giorno libero o per dirla nel gergo professionale del nuovo millennio, day off. Come un interruttore insomma.
Acceso e spento.
Giorno libero, dunque. Che fare? 
Oziare o dar sfogo a tutte le idee che stanno girando per la testa in questi giorni? Aprire casa, spalancare le finestre, fare entrare nuova aria, togliere quelli zio di muffa che si affaccia lungo il muro della veranda?
Ecco, abbiamo una buona base per iniziare la giornata, per darle un senso. 
Preparo il caffè e cerco di organizzare la giornata, zero tempi morti, come avere un budget orario pure nel giorno libero che per il mondo retail a full time è uno e uno solo a settimana.
Si comincia. Si comincia?
No, il cielo è grigio, ma quel grigio scuro che tende al nero, rabbioso. La veranda è un buon punto d'osservazione: sei tecnicamente all'esterno dell'appartamento ma ancora chiuso e coperto. Piove.
E ci mancava.
Piove, quella pioggia fine che sembra preludio; preludio di acquazzone violento perché lo sfondo a questa mattina non lascia intendere altro.
Il caffè borbottando mi dice che è pronto, rientro. Osservo dalla cucina le impalcature, le avevo scordare eppure sono grandi e visibili. C'è un tetto da cambiare, amianto da smaltire figlio di anni e tempi in cui 626 e Ambiente erano due parallele destinate a non incontrarsi mai e a vivere in un mondo alternativo. Giorno libero e finestre chiuse obbligatoriamente, la polvere sollevata dalla rimozione del tetto frega più della pioggia.
Bene, abbiamo un piano B? Forse.
Caffè, quaderno Moleskine, solita penna nera e tablet.
Le idee che da un po' di giorni mi girano in testa è ora che trovino una loro quadra e le fissi su carta.
Giorno libero.


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