E come finirà adesso?
Adesso che tutti abbiamo capito con precisione geografica dove si trovano lo stretto di Hormuz e l'isola di Kharg?
C'è, per prima cosa, l'ennesima notte di fuoco e bombe a Teheran come a Beirut, a Doha e le lunghe ore delle sirene antimissile a Tel Aviv.
Una guerra che doveva essere lampo e così non è perché fin da subito è apparso chiaro che Israele e Usa l'hanno iniziata senza un'idea chiara, un piano preciso di pre e post guerra.
Ad oggi gli Ayatollah non sono caduti, il regime non è rovesciato. Sono senza dubbio feriti (la nuova Guida Suprema sarebbe a Mosca per curarsi), indeboliti ma non rovesciati. E se Israele va veloce nel suo intento di abbattere i propri nemici nell'area con l'aiuto americano, gli Usa non hanno ben chiaro il motivo per cui sono scesi in guerra, guerra cui sono entrati in maniera quasi dilettantesco.
Petrolio? Nucleare? Dittatura? Tutto un po' e tutto che non sembra essere stato studiato a tavolino da esperti militari e politici.
La Germania e la Gran Bretagna si sono chiamati fuori da un intervento nell'area mediorientale. Per bocca del Cancelliere tedesco Merz manca un piano preciso e un piano chiaro di fine guerra ragione per cui si oppone all'invio di truppe. Così come l'Europa per voce del suo vicepresidente della Commissione Kallas non appoggia la richiesta americana ad appoggiare gli Usa.
Questa guerra israelo-americana ha notevoli analogie con le precedenti guerre del Golfo: l'America vince le battaglie ma perde le guerre sul lungo periodo.
L'Italia per ora continua nella convinzione di restare fuori dalla guerra, a maggior ragione oggi che anche le nostre basi nell'area vengono bombardate. Ci sono altre missioni in Medio Oriente, difensive, antipirateria (Aspides nel Mar Rosso per esempio) non belliche.
Fuori dalla guerra come gli altri stati guida del Vecchio Continente che un po' a sorpresa dopo le polemiche sulla guerra Russia-Ucraina, si dimostra unità, una Unione finalmente.
Il rischio di venire nostro malgrado, trascinati in un conflitto c'è visto che in ambito Nato "comandano" gli Usa ma alzare la voce è un segnale forte da parte di UE e Gran Bretagna sul definire un nuovo equilibrio fra le parti.
La guerra, questa guerra (così come anche quella nel confine orientale dell'Europa), oggi non sembra destinata a finire a breve, entri le famose cinque settimane preventivate dal presidente siriano. Sembra destinata ad impantanarsi sulle posizioni dei vari stati. L'unico, come da subito è parso chiaro, che sta traendo un vantaggio immediato è Israele.
Gli Ayatollah e Trump continueranno a trasformare una guerra devastante, in Libano come in Iran, in uno spettacolo tremendamente drammatico.
Netanyahu, fake news o meno, otterrà il risultato sperato, questo è fuori di dubbio.
E quindi adesso che si fa?
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