Riflessioni davanti al caffè

Il caffè è più lungo del solito, quel tanto che basta ad annacquarlo e a far iniziare male la giornata. Succede, certo. Ma non lo so accetta mai volentieri.
Men che meno oggi che il sole improvviso e rovente che ha riscaldato la città ha lasciato spazio ad un vento gradevole e ad un cielo annuvolato. 
Bella la primavera, certamente, il sole è tutto il resto ma il caldo rimane caldo e se svolgi un lavoro dinamico ecco che la bellezza trascende in fastidio.
Osservo dal mio solito posto vista piazza la schiuma sulla superficie del caffè dissolversi piano piano inghiottendo i grani di zucchero rimasti in superficie. Non mi resta che prendere il cucchiaino e mescolare. Nel farlo guardo la piazza, lo smartphone, un cane che passa fra gambe di estranei incurante di essere lui a tenere fra i denti il guinzaglio.
Messolo il caffè, apro il mio quaderno; oggi meglio carta e penna piuttosto che smartphone ed app. Il vento gioca a sfogliare le pagine. Le fermo con l'avambraccio fino a che non finisco di mescolare il caffè e poi inizio a scrivere. E ad osservare, a salutare chi mi riconosce. Saluto, a prescindere, anche chi ho visto una volta sola. 
Il cane col suo umano è arrivato in fondo alla piazza, all'angolo opposto del plateatico rispetto a dove sono io. 
Sorseggio il caffè, scambio al volo un commento con la cameriera, ci scambiamo un sorriso reciproco e mi scappa una bestemmia. A tutto ci si abitua ma non al battere delle campane, specie quando il tuo tavolino è perpendicolare al campanile.
Volano due piccioni palesemente infastiditi dal frastuono improvviso batacchio. Volano altrove su altri tetti probabilmente, in attesa che il suono bronzeo si plachi.
La giornata in fin dei conti in pochi passi migliora. Si assesta, lascia un sapore di nocciola in bocca, la sensazione che il vento ripulisca un po' il cielo dalle nubi che stavo per arrivare un città dalla montagna e pazienza per i pollini ulteriormente liberi nell'aria.
Cani ed umani riempiono vie, piazze, plateatico in egual numero rispetto a turisti, turisti anziani, distinti personaggi ambosessi di mezza età con lo zaino sulle spalle, i pantaloni con la riga e i capelli freschi di parrucchiere.
Il caffè è andato ma quando cessa il rumore delle campane è tempi per un bis che tanto io lavoro non scappa.
Un giorno come tanti comincia, in fondo una routine che da sicurezza, quasi come osservare i soliti volti noti muoversi fra portici e piazza.


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