Hormuz e poi Kharg e ancora l'uranio arricchito e da arricchire e se si in che proporzione per essere ritenuto non pericoloso per il mondo, quantomeno per quello spicchio di pianeta chiamato Medio Oriente.
Parole chiave da ricerca Google ce ne sono ancora: petrolio, petroliere, portaerei, missili, Libano (che apparentemente non c'entra molto), Israele (che apparentemente c'entra moltissimo), Usa, età della pietra, civiltà da azzerare, ponti, strade da bombardare, aerei da guerra con i cerotti ed infine Cina in successione al Pakistan.
Se si vuole essere davvero preciso si può ricercare il nome del presidente degli Usa Donald Trump ma la ricerca in questo caso sarebbe troppo risultati fra ironia e traguca attualità.
Quello relativo alla situazione attuale in Medio Oriente con la guerra fra Usa-Iran-Israele è uno zibaldone che si riempie con parole gravi, alcune grevi, bellicose e belligeranti, arroganti come consuetudine fra tutte le parti in causa silenzi pieni di parole come quelle non dette finora dalla Cina (forse il protagonista più forte fra gli attori del conflitto).
La primavera del 2026 si sta consumando fra strali ed ultimatum a stelle e strisce molto ambigui ed economicamente sospetti, bombe a grappolo fuorilegge in guerra come se la guerra fosse di per sé azione corretta.
Fra proclama ecclesiastici della nuova Guida Suprema iraniana che ad oggi nessuno sa dove sia, se ci sia, se sta bene o davvero è altrove a curarsi le ferite di guerra. I proclama degli Ayatollah non sono mai cosa da sottovalutare come storia recente insegna (dalla caduta dello Scià di Persia ai giorni nostri).
Passa coi ritmi da doccia scozzese, caldo-freddo in sequenza, delle dichiarazioni del tycoon americano che probabilmente vede aldilà del mero conflitto mediorientale, vede un notevole ritorno economico legato al petrolio (ecco qui il termine da googlare) ma l'ego smisurato che lo accompagna si scontra con una realtà difficile da accettare. La prospettiva ad oggi è quella di imbarcarsi in una guerra lunga e non scontata (alle volte basterebbe rileggere la Storia anziché riscriverla).
Certo ad oggi è una primavera complicata, con navi petroliere bloccate in uno stretto ad oggi ai più sconosciuto, lingua di mare minata dagli iraniani oggi smemorati che non ricorda o più la posizione precisa delle singole mine. È uno stretto fondamentale per l'economia di buona parte del pianeta, che sul lungo periodo può avere ripercussioni anche su quella parte di mondo che oggi sembra si spaventata ma non troppo.
Ed è una lingua di terra a stretto controllo americano che nulla può (forse nulla vuole fare) clnei confronti della Cina che lo attraversa perché in fondo la voce più importante è la sua. La sua che arriva nella notte a proporre un attegua fra le parti dopo il fallimento delle trattative in Pakistan (ma poi, perché proprio in Pakistan?).
E mentre gli occhi del mondo sono fermi su Hormuz o sui terminal petroliferi iraniani dell'isola di Kharg chilometri più a nord Israele occupa il Libano del sud, bombarda civili e forze Unifil (anche noi italiani finiamo nuovamente nel mirino dei soldati dell'esercito di Davide), rivendica l'occupazione, forse sorride della cessata collaborazione teicolore in termini di sicurezza annunciata da Palazzo Chigi.
Anche in questo caso la Storia andrebbe riletta e compresa e in questo caso sembra che gli anni '80 siano ritornati con la prepotenza dei cannoni.
È uno zibaldone che fa male, che ferisce, urta, uccide, complica vita sociale ed economia.
È uno zibaldone dove spiccano per chiari demeriti emeriti incompetenti, guerrafondai.
Tutto sommato le beghe interne al nostro governo quasi ci fanno sorridere.
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