Firma, flash e tutte le sfumature dorate

Versailles, reggia dorata dei re di Francia deve essere sembrata lo scenario ideale al buon Donald, da sempre amante forse bulimico di tutto ciò che porta con sé decori, inserti, dettagli dorati. E la reggia francese non ne fa mancare, pazienza poi se non era il solo a camminare in mezzo alla Storia, questa si maiuscola.
Lo scenario che richiede e spiega la presenza regale di Versailles è il G7 2026 (appuntamento ormai storico ed abituale del mese di giugno), vertice politico ed economico dei "sette grandi" più i paesi partner, spesso economici e nulla più in quanto alcune presenze rappresentano per alcuni "grandi" ampie zone d'ombra, ma è un altro discorso. Purtroppo.
Versailles, reggia, Donald Trump nel ruolo auto eletto di boss, alcuni commensali noti ai più intenti più a ricucire strappi pronti a diventare voragini irreparabili e una firma. Una firma grande, con un pennarello grosso e nero, sotto l'occhio attento delle telecamere. Mille flash riverberano sugli stucchi dorati delle pareti, rilanciano l'immagine sugli specchi attorno. È fatta.
È fatta, eureka. È questo il pensiero dei commensali. È fatta e quindi magari da oggi Donald penserà un po' più a noi che un tempo eravamo felici sotto lo stesso tetto chiamato Nato. Della firma in fin dei conti interessa fino ad un certo punto; certo è una firma che andrà a risolvere qualche problema soprattutto nell'area asiatica ed europea quindi rappresenta un potenziale vento positivo nell'economia mondiale.
È una firma che ha una sua copia in Svizzera, all'interno di un resort fra i più bl8ndati ed inaccessibili. La copia viene firmata dal presidente Pezeshkian, presidente della Repubblica Islamica iraniana. La firma e la mostra alle TV presenti: flash infiniti su un foglio A4 ripreso da lontano. Secondo il primo ministro pakistano Sharif, garante della tregua fra Iran ed Usa, l'accordo è trovato. La firma "vis-a-vis" avverrà molto probabilmente venerdì.
Bene, lo stretto di Hormuz ed i mercati tutti ringraziano ma, c'è un ma che non è stato spiegato, che non è dato sapere. 
Quando sarà ufficiale? La questione uranio arricchito come realmente troverà conclusione? Quanto costerà davvero all'amministrazione Usa? E Israele rimasto sullo sfondo di una trattativa di cui si sentiva parte integrante, se non protagonista unico?
Dalle prime dichiarazioni gli Usa del tycoon "hanno fatto meglio di Obama" (cit. Trump) ma appare anche vero che non si sa dove verrà smaltito l'uranio arricchito, si sa che costerà all'incirca una montagna di miliardi in dollari risarcire l'Iran, arriveranno forse sminatori di tecnologia italiana a restituire del tutto alla libera navigazione Hormuz; stretto che rimarrà privo di pedaggi. Ecco, questo è tutto ciò che arriva da Versailles. E la reggia sancisce pure il punto di rottura fra Usa ed Israele, oggi più lontani che mai. Tel Aviv sui bombardamenti nel sud del Libano alla caccia ad Hezbollah non rinuncerà a cuore leggero e sul medio periodo questa politica di annientamento si potrà rivoltare contro gli stessi Usa. 
Versailles, reggia, corridoio dorati, un paradiso trumpiano ante litteram.
L'Europa speranzosa di uscire dalla crisi, di riavere un cappello marchiato Nato rimane alla finestra che in fondo a venerdì manca poco.

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