Tempo di ferie e quotidianità

L'allerta meteo apparsa sulla barra di notifica del tablet non mente: fa caldo, un caldo secco, che non lascia scampo. Il vento di scirocco agita appena le acque chiare, il fondale bianco ed immobile. Non resta che prendere sottobraccio l'asciugamano e percorrere quei venti metri che separano l'appartamento dal mare, l'acqua proprio non il bagnasciuga. La giornata è destinata a procedere pigra come le precedenti e probabilmente come le successive fino ad estinzione naturale delle due settimane di ferie programmate.

In ferie i ritmi quotidiani rallentano, quasi si fermano come se tutto attorno ogni cosa si muovesse dentro una moviola; la sveglia che non c'è, il primo risveglio con le finestre aperte e i pulcini di rondine che iniziano i loro primi voli riempiendo il piccolo spazio di cielo che fa da cappello alla piccola via, il caffè che quando non sei a casa tua è sempre e comunque diverso, il pane, il sole, una semplice bibita. Tante cose insomma, piccole e grandi. Di mio ci metto che quando il caldo è così opprimente rallento i miei ritmi, leggo un po' di più, osservo attorno a me, scatto foto e scrivo un po' meno. Pigrizia mentale forse, forse la voglia di allontanare la mia routine di tutti i giorni. Quindi, osservo soprattutto.

Stendo l'asciugamano XXL sul tratto di spiaggia libera che ho scelto, tendo bene gli angoli bloccandoli sulla superficie con ciabatte e zaino mentre cerco un paio di pietre, più utili allo scopo. L'aria è solo un po' più frizzante alle 7 del mattino. Davanti a me c'è un ragazzo poco più che adolescente immerso fino alle ginocchia nell'acqua fresca del mattino correggendo una lunga canna da pesca; noto seduta su una piccola sdraio sul bagnasciuga la madre che lo osserva. Il sole che si sta alzando alla nostra sinistra proietta sulla sabbia ancora umida le nostre ombre.

Non siamo i soli però sulla spiaggia, non potremmo esserlo perché in fin dei conti ci troviamo in una spiaggia libera, in quella parte di coste italiane bagnate dal mare Jonio chiamate Salento o anche Caraibi italiani. Tutto lecito. Tutto vero. Le tante foto sui social che rimandano a questi luoghi non descrivono veramente la loro bellezza. Non siamo soli sulla spiaggia. Mentre il sole si alza nel cielo altre ombre si allungano sulla spiaggia ed è il momento in cui li noto, in fila, uno a fianco all'altro, costume e cappellino, pelle agli inizi di giugno già color del mogano. In riga, ordinati come probabilmente fanno dai tempi del servizio militare, alternando una sdraio ed in ombrellone stazionano sul littorale libero anziani, pensionati che di professione durante il periodo estivo scendono verso i lidi con il compito preciso per conto proprio, di amici, di amici di amici di preparare la spiaggia prima che i comuni mortali che magari sono in ferie dopo un anno di lavoro, hanno figli piccoli con ritmi diversi da ogni altro agglomerato umano, giungano a loro volta sulla stessa spiaggia. Il gruppo di arzilli anziani color mogano crea di fatto "un muro" multicolore di teli mare, ombrelloni, sdraio che lascia aperta una piccola finestra vista mare a chi deve forzatamente posizionarsi più indietro sulla sabbia. Non ti resta che passare il resto della giornata in ammollo per goderti il mare e osservare mani sui fianchi i tuoi contributi "fare il loro dovere".

Alla faccia dei video social diffusi dalla giunta comunale; appare evidente che non sempre la guardia costiera fa rispettare i limiti previsti dal codice balneare, né di navigazione visto quanto vicino alla spiaggia nel weekend ormeggino i natanti dei villeggianti più abbienti. Piccola parentesi: certi video o certe azioni (bene la presenza del sindaco sulle spiagge libere, in alcune, quelle più vicine alla sede comunale a quanto pare) forse servono più da campagna elettorale che da deterrente.

Il ragazzino pescatore raccoglie le sue cose, ributta in acqua ogni pesce pescato e parlando fitto con la madre si allontanano verso una delle strette vie che riportano all'abitato della piccola frazione. Rimango sulla sabbia attorniato da un'orda di arzilli vecchietti color mogano che mano a mano che vengono raggiunti dagli amici, amici degli amici, con mia sorpresa anche esponenti politici regionali ai quali nel corso della giornata molti chiedono udienza "balneare", entrano in acqua regalandomi un flashback stile "Cocoon" anche se all'uscita dall'acqua tutti hanno ancora addosso lo stesso numero di rughe ed acciacchi.

La giornata scorre quasi tranquilla e la spiaggia lentamente si anima essenzialmente di autoctoni e similari che ad osservarli raccontano di cultura ed usi caratterizzati molto bene dal cinema italiano. Osservo maschi alfa farsi largo oltre il muro di ottuagenari spiaggiati, li osservo a metà fra il divertito e il curioso; a prima vista ma pure alla seconda e terza rispondono ad esigenze che potremmo definire "del luogo". Il maschio alfa ha l'addome prominente senza se e senza ma, fisico che narra bene i mille risvolti golosi della cucina locale. Petto depilato se giovane, petto (ma anche schiena, collo, spalle...) colpiti da ipertricotismo; in entrambi i casi sullo sterno campeggia una catena non proprio discreta e l'icona di un tatuaggio sacro. Altri tatuaggi un po' sacri un po' profani addobbano parti di torso, arti, volti. Il capello è scolpito dalla macchinetta del parrucchiere di fiducia almeno il giorno prima l'uscita al mare. Nel maschio alfo si notano evidenti accessori indispensabili come braccialetti un tanto al chilo, occhiali da sole abbinati a borselli originalmente falsi, orecchini che devono riflettere i raggi del sole come fari nella notte. Il costume ecco, dipende dall'età: slip simil mutanda con effetto vedo-non vedo-non vorrei averti visto se l'età supera i cinquanta, bermuda all'ultimo grido (di te che guardi) con sotto il parigamba da ostentare a prescindere attraverso lettura dei caratteri cubitali impressi sull'elastico.

Il caldo affloscia ogni pensiero; tutta la buona volontà che avevo riposto in questi giorni al mare è stata portata al largo dalla marea. Raggruppare le idee che mi girano in testa per produrre qualcosa di nuovo sono forse rimaste a casa a rinfrescarsi con l'aria condizionata mentre io sto evaporando sul littorale. Non mi resta che leggere le news che mi vengono notificate dal quotidiano locale, apprendere delle idee del nuovo sindaco, toccare con mano quanto sia difficile metterle davvero in pratica in alcuni contesti (rimango fedele all'idea sopra citata perché qui l'estate dura il tempo di un sospiro e sia pur in regime di spiaggia libera questa marea umana genera per le attività del luogo un indotto di un certo peso).

Benvenuto al sud citando un film di successo che però è un sud che non dispiace, che fa bene anche se ti ritrovi in mezzo a weekend che sono giorni danteschi; va bene così perché così in fondo è, è stato e così viene accettato anche se da fare, battute a parte, ce n'è. 


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