Popopopopooopo, ripetuto, all'infinito, in coro possibilmente; il suo massimo, urlarlo al bar davanti ad un maxischermo, birra ghiacciata vicina, tricolore che garrisce al vento anche se è luglio, fa caldo e il vento è un concetto lontano. E' un ritornello che non è ritornello, è la voglia di urlare da lontano che ci siamo anche noi, che la Germania in fondo è a sole cinque ore di auto da casa e se si urla più forte il coro si sente anche li. E' qualcosa di simile ad un rito collettivo, un pò sacro, molto pagano e forse in quel mese a metà fra giugno e luglio di venti anni fa nessuno si aspettava di cantare un ritornello simile, di andare a recuperare dalla memoria personale una strofa nata, scritta anche se tutto sembra tranne che scritta, tre anni prima da un gruppo americano chiamato The White Stripes. La canzone che contiene questo passaggio si chiama "Seven Nation Army" e prima dell'estate di venti anni fa pochi, davvero pochi la conoscevano; cultori di musica un pò di nicchia o di Mtv, poco altro nonostante oltreoceano fosse già un successo conclamato.
Popopopopooopo, era una sorta di canto di guerra di nuovi indiani metropolitani, di quelli che si spostano in gruppi medio grandi verso uno stadio (fortunato chi ha potuto farlo), un bar, un parco, altre case magari più grandi, comunque fosse la cosa importante era avere la visione perfetta dello schermo televisivo, meglio se grande, piatto, vicino ad un buffet, una ghiacciaia con bevande fredde e gli amici vecchi e nuovi a portata di abbraccio. L'estate in cui i The White Stripes sono entrati nelle nostre vite mancava in Italia dal 1990, dai Mondiali di calcio organizzati proprio da noi, affrontati con stadi enormi rimessi a nuovo e subito abbandonati o abbattuti (siamo pur sempre italiani...), ed una nazionale forse fra le più forti viste (ci fu un sussulto quattro anni dopo in America dalla quale tornammo vicecampioni del mondo ma non fu la stessa cosa, no).
L'estate di venti anni fa fu il cielo azzurro sopra Berlino, attorno Dortmund, Norimberga, Amburgo; fu una colata di azzurro cielo che si posò sopra una nazione che in parte abbiamo reso grande con tanti connazionali che si sono spostati li per lavorare e lavorare duramente. Fu l'estate preannunciata dagli scandali, da calciopoli (che ha chiarito alcune cose ma non tutte), dai vertici del mondo calcistico azzerrati, da una nazionale che attorno a se stessa ha trovato forza e coesione. Quell'estate lì fu un tripudio di tricolore, di trombe, di socialità.
L'estate di vent'anni fa nonostante scandali, critiche, il tifo "contro" in Germania fu l'estate in cui i cinquantenni di oggi vi sero il loro secondo Mondiale di calcio.
Popopopopooopo, alza il volume che anche vent'anni dopo fa ancora effetto.
Commenti
Posta un commento