Megafoni e differenziata

Vacanze, ferie, quelle "vere", di 15 giorni. Tappa scelta? Puglia, Salento, Torre Lapillo per la precisione, come sempre nelle due estati precedenti. In fondo si torna sempre dove si e' stati bene. E a Torre Lapillo, piccola frazione di Porto Cesareo con meno di 400 abitanti stanziali, è come essere a casa. La casa e' a venti metri dal mare, il tratto di spiaggia antistante la piccola frazione è di sabbia bianca, un tuffo in quella parte di mare definita i Caraibi d'Italia. Insomma ci si sente a casa e mentalmente già al momento dell'imbarco sull'aereo ti senti rilassato.

All'apparenza quando si arriva qui si ha l'idea di essere si catapultati sul set di uno spaghetti western anni '70; case basse, bianche o beige, persiane chiuse a difesa della canicola, nessuno per strada, sabbia sui cordoli dei marciapiedi. Silenzio, ulivi sornione e fichi d'india imponenti. Ecco il luogo perfetto, quel posto che in inverno ti manca. Un'appendice comunale semi desertica che vive su quel mare così limpido e caldo. 

Mare che, inutile girarci attorno, è la principale fonte di sostentamento di tutti i comuni che si sviluppano sul tratto costiero del Salento. Spiaggia libera o stabilimento balneare che sia il mare crea un indotto notevole, lo capisci subito entrando in paese, dal numero di auto parcheggiate qua e la, dai negozi aperti che ti vendono prodotti gastronomici locali e pubblicizzano "panini e focaccia pugliese" perché in fondo lo sappiamo tutti che l'agroalimentare, il food, è voce importante della zona, quella d.o.p. che attira, sensibilizza, appaga. Potremmo aprire un altro discorso partendo dal food e dal d.o.p. spostandoci lungo ogni regione italiana e cercare di capire perché non siamo in grado di "sistemare" i conti di questo paese...troppo complicato forse da affrontare e sicuramente poco estivo.

Torre Lapillo, frazione del comune di Porto Cesareo. Turisti, tanti turisti, giornalieri o di lungo periodo, autoctoni, dalle altre province pugliesi e dal resto del paese. Quest'anno dopo il precedente biennio noto tanti turisti dal Nord Europa, buon segno indubbiamente. Segno che qualcosa si sta muovendo, che è dimostrato e dimostrabile che si può fare qualcosa di positivo, che si può creare lavoro, interesse anche in un territorio apparentemente ostile, geograficamente, politicamente e specialmente.

A Porto Cesareo si è da poco insediata una nuova giunta, con un nuovo sindaco quindi, giovane (particolare non irrilevante), per molti anni all'opposizione (anche questo dettaglio non è irrilevante), che ha creato la sua squadra di governo pescando in elementi già all'opposizione, già a conoscenza quindi dei problemi del loro territorio. Bene, la mia analisi politica non essendo iscritto alle liste elettorali del comune di Porto Cesareo  si ferma qui ci mancherebbe; questa parentesi me la sono presa per confrontare il mio personale prima e dopo questi tre anni salentini.

Nuovo sindaco. Sindaco che ci mette senza dubbio la faccia; il tempo tecnico di certificare l'elezione e subito si è presentato fra i bagnanti delle spiagge libere armato di megafono e buona volontà, invitando tutti i presenti a comportarsi bene sul litorale, lasciarlo pulito, a confrontarsi con lui di persona per un dialogo costruttivo. Ho appreso questa notizia dai social mentre ero intento a contare i giorni che mancavano per tuffarmi in quelle acque. Ho sorriso, ho apprezzato il gesto, mi sono sentito confortato da asta iniziativa memore di come ogni tratto di spiaggia libera sotto pressione si può trasformare in qualcosa di indecente.

E' bello che l'amministrazione comunale detti delle regole comportamentali per salvaguardare un bene prezioso (ambientale ed economico non dimentichiamolo), per dare finalmente il giusto decoro, creare quindi un vero e proprio biglietto da visita invitante per il resto del mondo. Per realizzare questo tipo di idee non può bastare l'azione della Guardia Costiera competente in materia che toglie con le cattive maniere asciugamani stesi sulla sabbia, apparentemente incustoditi "perché occupanti spazio demaniale"; i social anche in questo caso dilagano, informano e spesso fanno passare un messaggio sbagliato. Giusto non occupare porzioni eccessive di spiaggia ma è anche vero che antistanti la stessa spiaggia si trovano dei locali publici dove è regola fare colazione, prendere il pranzo, fare l'aperitivo e magari nello stesso momento in cui passa la Guardia Costiera i proprietari dei teli mare sono impegnati nella prima colazione. Magari l'idea iniziale è giusta, l'applicazione meno. Anche perché poi nel corso della giornata, nel cuore della stagione estiva non si è notata la stessa roba. 

Regole comportamentali che spesso i turisti dimenticano, ignorano, quasi che l'essere in ferie autorizzi alla maleducazione, al non rispetto le regole della convivenza civile. Oltre alla sopracitata occupazione dello spazio demaniale radicata nelle consuetudini del luogo da anni e ormai difficile da sradicare, c'è il problema dei rifiuti lasciati sul litorale. L'arrivo sulla spiaggia lira di Torre Lapillo del sindaco con megafono e Guardie Ambientali è iniziativa lodevole ma purtroppo zoppa, viziata da un problema all'origine. Problema che nel caso di specie si riverbera anche lungo le vie del piccolo centro, regalando un'immagine sbagliata ma ormai stereotipata di incuria, assenza di regole che "tanto qui si fa così da sempre".

Donare sacchi di tela da riempire di sabbia per bloccare gli ombrelloni a terra in luogo dei sassi spesso presi dal fondale (habitat della fauna marina) è lodevole ma non basta, non può essere sufficiente, soprattutto non ora che la stagione estiva è esplosa. Il litorale dove sono previste le piaghe libere necessita di una manutenzione preventiva e costante; lo sfalcio delle piante selvatiche, delle piante infestanti, la manutenzione di recinzioni in legno e degli arredi urbani. Tanti lavori che in tre anni non si sono visti. In alcuni punti della spiaggia libera lungo le recinzioni in legno si sviluppano le terrazzi e dei pubblici esercizi; è plausibile un accordo comune-esercente per la normale cura dello stesso spazio, cosa che in altre realtà avviene. Si eviterebbero immagini sgradevoli di erbacce alte, rifiuti lasciati liberi fin dalle piccole pedane di accesso alla spiaggia. Ecco, rifuti e pedane.

Non possono bastare, ma questo l'amministrazione comunale dovrebbe saperlo, comprenderlo, risolverlo infine, tre bidoni condominiali di plastica, a cono, messi una tantum sul litorale libero per mantenere pulita la spiaggia. Non con la mole di bagnanti che quotidianamente la occupano. In altre realtà ci sono i cassonetti per la differenziata, così da aiue il turista di su pigro in questo aspetto a non incrementare l'effetto discarica. Invece qui no, non ci sono e la raccolta di questo tipo di rifiuti non è neanche giornaliera...certo il turista aiuta: soggiorno spesso in un appartamento, in un b&b con affisso in cucina il calendario della raccolta differenziata, trova i contenitori appositi in tutte le strutture ricettive ma è colto da pigrizia estiva e trova più comodo rovesciare ogni singolo rifiuto in uno a caso dei bidoni condominiali di plastica, senza criterio o interesse. Bene che vada mette tutto assieme in un unico sacchetto di plastica l'organico, i pannoloni, il vetro, il metallo, il quotidiano, la sdraio rotta e l'ombrellone caduto sotto 8 colpi dello scirocco. Ci sono delle mancanze chiaramente; da parte del turista ovviamente ma anche da parte dell'amministrazione comunale che non pensa né programma per tempo questo tipo di situazione. La soluzione è semplice quanto banale: dotarsi di cassonetti per la differenziata come su altri lidi accade da anni e implementare la presenza magari "nascondendoli" in una struttura visibile ma senza impattare negativamente sull'ambiente. Piccoli accorgimenti che si spostano lungo le camminate nelle vie principali. I pochi bidoncini di metallo presenti presentano una quantità di sacchetti indifferenziati imbarazzante. Imbarazzante lo è di più quando attorno ad essi la sera si sviluppa il mercatino all'aperto o i ristoranti che vi si affacciano aggiungono tavoli su tavoli. Mangiare o fare shopping facendo lo slalom fra tavoli che a prima vista non hanno un permesso per occupare il suolo pubblico in quel modo, bancarelle piuttosto ambigue e cumuli di immondizia abbandonata male si sposa al concetto di Caraibi d'Italia. 

Pedane dicevamo. E con l'accenno alle pedane parliamo anche dei marciapiedi, delle vie pedonali che si sviluppano nelle frazioni perché la sede comunale non sembra avere lo stesso tipo d problema, praticamente inaccessibili a passeggini, carrozzine e a chi ha problemi deambulatori. Pedane di accesso al mare si presenti ma in condizioni tali da risultare inutili o complicate da usare. Rampe che per altro passano letteralmente in mezzo ai cumuli di immondizia; rampe che lungo i viali sembrano precarie perché impresentabili sono i marciapiedi della frazione. Alti eventi centimetri, scoscesi, quasi sempre ricoperti di sabbia marina che rende scivoloso il cordolo come il marciapiede. Rampe che in alcuni punti sono ripide e "postume", messe ad arte con una improvvisata colata di bitume. Colata di bitume che termina su un manto stradale fatto di buche e cartacce. Laddove il marciapiede è di nuova costruzione l'accesso è complicato da jersey di plastica o cartellonistica di cantiere.

Ecco, caro sindaco, caro comune di Porto Cesareo, bella l'idea di essere presenti e sollecitare il buonsenso ed il rispetto di turisti e residenti ma serve pensare anzitutto al prima, al programmare non solo e non tante l'estate ma tutto il periodo dell'anno che ad essa porta ed alla sua gestione. Servono investimenti e studio del territorio, della viabilità, delle sue difficoltà. E' fuori di dubbio che tanto l'amministrazione attuale che le precedenti lo abbiano fatto ma a conti fatti bisogna forse uscire un po' dal mondo social, dal gesto ad effetto e agire materialmente per offrire un servizio ottimale.

Posto due foto diverse fra loro scattate nello stesso posto.





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