Roma, sabato pomeriggio

È un sabato di ottobre più caldo del solito, uno di quei giorni in cui il sole riscalda come d'estate e uno di quei giorni in cui l'aria attorno alla piazza non può non essere calda.
L'aria è calda perché sono arrivati in tanti, tantissimi all'appuntamento, quel tipo di incontro che può voler dire cambiare la storia, lanciare una speranza, aprire una breccia su un muro all'apparenza inscalfibile.
Ci sono ai lati della piazza grandi altoparlanti pronti a lanciare nell'aria proclami e "jaccuse", bandiere, manifesti, striscioni, alcuni enormi calati da terrazze altrimenti utili per gustarsi il panorama capitolino.
E poi il grande palco ad osservare la piazza; piazza gremita da un mare di persone che protestano, urlano, cantano e rimarcano il diritto ai propri diritti, quei diritti che dovrebbero essere garantiti e invece no, non è così.
Roma, piazza del Popolo ma anche terrazza del Pincio e più avanti, verso il fondo del serpentone in attesa del proprio momento, piazza Esedra.
Eccola la manifestazione degli studenti con il supporto della CGIL, il sindacato italiano più grande, e i rappresentanti del Campo Largo. Tutti insieme apparentemente uniti per fare arrivare la propria voce al Governo, per dire stop all'aumento dei prezzi (energia, generi alimentari, affitti, trasporto...di tutto un po'), ai finanziamenti tolti a scuola, salute e sanità per destinarli alla difesa, agli aiuti bellici.
Un sabato pomeriggio caldo, come prevede il meteo, in cui dalle voci unite degli studenti (Roma ma anche Parigi, Milano, la Spagna, l'Europa) che vogliono prendere in mano presente e futuro finalmente, rivendicare quel diritto a studio, lavoro e casa che tante volte è stato loro tolto. E coi giovani i lavoratori che del lavoro e della sua sicurezza (economica e fisica) ne hanno fatto manifesto. Anche questo è un tema che leggi sia di destra che di sinistra si è fatto a gara per demolire, impoverire.
E nella ridda di voci e di proclami dalla piazza arriva la promessa del Campo Largo o allargato, fate voi. La voce politica della manifestazione, quella che teoricamente dovrebbe sigillare il tutto ma che forse stona, stride con quanto sindacato e studenti chiedono.
È una incognita che sembra una soap opera; meglio guardare ai giovani,vedi Roma, di Milano,vedi Parigi e Madrid. Quelli che hanno parlato, urlato, chiesto e rivendicato non quelli che si sono infiltrati fra le folle, hanno bruciato, aggredito, vandalizzato città e persone.
La voce degli studenti da Roma da appuntamento al 20 novembre prossimo per uno sciopero generale cui parteciperà nuovamente la CGIL. 
L'ottobrata, il caldo anomalo è arrivata, l'autunno potrebbe non essere meno caldo.

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